Prima monografia su Vincenzo Petrali

VINCENZO ANTONIO PETRALI
“il Principe degli organisti”
Biografia, epistolario e catalogo delle composizioni
di Aldo Salvagno e Diego Ambrosioni, Lucca, LIM, 2025
ISBN 9788855434706

Per l’acquisto di una copia del volume, inviare una mail di richiesta a info@societastoricacremasca.it

La prima monografia su Vincenzo Antonio Petrali (Crema, 22 gennaio 1830 – Bergamo, 24 novembre 1889), valente compositore, pianista, direttore d’orchestra e soprattutto organista tra i migliori interpreti italiani della sua epoca, riempie l’ultimo tassello della grande tradizione musicale cremasca che ha visto nel corso degli anni la pubblicazione delle monografie su Stefano Pavesi, Giuseppe Gazzaniga e soprattutto su Giovanni Bottesini. Ciò che rappresentò quest’ultimo per il contrabbasso, ossia un punto di riferimento, un esempio da seguire per le future generazioni, fu Petrali per l’organo, ed è alquanto singolare che i due compositori cremaschi oltre ad essere dei fuoriclasse con i loro rispettivi strumenti, fossero anche cugini, essendo sorelle le loro madri.

Il felice incontro dei due autori del libro, ha apportato una ricchezza in termini di documentazione, di completezza delle fonti e di continuo confronto, dal momento che numerosi documenti riportati e trascritti per la prima volta, provengono dall’archivio privato degli eredi del compositore, che hanno acconsentito con entusiasmo al progetto della monografia.
Essa è stata dedicata a Guido Mazza de’ Piccioli, pronipote del maestro, scomparso durante la stesura della pubblicazione, il quale sarebbe stato ben lieto di vederne la luce e che con fervore ne aveva seguito le vicissitudini.

La monografia, articolata in due parti, si compone di 902 pagine: la prima comprende la biografia, l’epistolario e l’album fotografico, mentre la seconda è dedicata al catalogo delle composizioni.

Per ciò che concerne la prima parte, vengono prese in esame le vicissitudini biografiche ed artistiche, dai precoci esordi musicali nella sua città natale, ai prestigiosi incarichi che Petrali ebbe durante la sua non lunga vita come organista, dapprima a Cremona, quindi come maestro di cappella a Brescia, per poi ricoprire la stessa carica nella sua città natale per una dozzina di anni, e trasferirsi successivamente a Bergamo, dove insegnò al Pio Istituto Musicale, affiancando l’attività didattica con le funzioni di organista nella Basilica di Santa Maria Maggiore. L’ultimo decennio della sua vita lo dedicò all’insegnamento di pianoforte, organo, armonia e composizione nel neonato Liceo musicale di Pesaro per volere del suo direttore, il compositore veronese Carlo Pedrotti. Per ironia della sorte sia Petrali che Bottesini trovarono la morte nello stesso anno, 1889, a distanza di pochi mesi, il primo a Bergamo, il secondo a Parma, ed entrambi per alcune complicazioni legate al fegato.

La raccolta di missive presenti non ha la pretesa di essere completa, in quanto, come la quasi totalità delle volte che ci si accinge a codificare un epistolario, molte vennero perse già quando il compositore era ancora in vita, ed altre giacciono ancora chiuse in qualche archivio parrocchiale o presso collezioni private e sono quindi di difficile consultazione. Le lettere inserite sono 433, per la maggior parte inedite, e riguardano sia l’aspetto professionale sia quello personale. Un buon numero di esse è stato fornito dai discendenti del maestro, e attraverso queste oggi possiamo ricostruire anche tutte le vicissitudini familiari e i rapporti intercorsi tra Petrali, i suoi figli e la famiglia della seconda moglie, Carolina Cicognara.

La seconda parte del volume comprende il catalogo delle composizioni, compresi i frammenti ed abbozzi lasciati incompiuti dal maestro cremasco. Esso valorizza e sottolinea l’eclettismo musicale di Petrali che spazia dall’opera, alla musica per pianoforte, da camera, per orchestra, per banda, fino alla musica sacra e naturalmente a quella per organo che rappresenta il corpus maggiore della sua produzione. All’interno del catalogo sono altresì annoverate le composizioni dubbie, che rappresentano la zavorra comune alla gran parte dei compositori vissuti nel Settecento e nell’Ottocento.

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