di William Limonta
Nella vasta attività musicale di Vincenzo Petrali (Crema, 1830 – Bergamo, 1889), un ruolo importante e fondamentale lo ricoprì l’insegnamento, svoltosi tra il 1876 e il 1881 a Bergamo e, a seguire, a Pesaro (1882-1889).
Durante l’attività didattica svolta, Petrali ebbe modo di formare una vasta schiera di musicisti, poi divenuti apprezzati protagonisti del mondo musicale nazionale ed internazionale.
In questo contributo sono proposti e presentati i profili di diversi allievi di Vincenzo Petrali (organo, composizione, pianoforte, orchestrazione, canto), sia per quanto riguarda l’attività bergamasca (presso la Pia Scuola di Musica), sia per quella pesarese (al Liceo Musicale “Rossini”). In ultimo, sono presentati alcuni profili di allievi che ebbero modo di studiare privatamente con il compositore cremasco.
Allievi della Pia Scuola di Musica a Bergamo (1876-1881)

(G. Donati – Petteni, «L’Istituto Musicale Gaetano Donizetti, la Cappella Musicale di Santa Maria Maggiore, il Museo Donizettiano», Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo 1928)
Daniele Biava (Seriate, 1852 – Bergamo, 1916)
Fu allievo di Vincenzo Petrali nella classe di canto dell’Istituto Musicale di Bergamo tra il dicembre 1873 e il luglio 1875.
Successivamente, compì una discreta carriera in qualità di baritono anche dal punto di vista didattico, insegnando nella stessa istituzione per circa 20 anni (sostituendo il maestro Lecour) dove ebbe modo di studiare.
Fu apprezzato compositore di musica sacra1Un suo Mottetto, dal titolo Veritas mea (per tenore e organo) è stato recentemente rinvenuto dallo scrivente presso la Biblioteca Parrocchiale di Zogno (Bergamo), nonché operista, autore de “La giovane polacca”, andata in scena al Teatro Sociale di Bergamo durante la stagione 1912-1913, purtroppo senza successo.2PIERLUIGI FORCELLA, Opere e Operette a Bergamo, Edizioni Villadiseriane, 2002, p. 65
Nel 1898 partecipò al Concorso indetto dalla Società di Mutuo Soccorso di Bergamo con la canzonetta “Sùra la Morla” su testo del poeta dialettale orobico Luigi Citerio, brano che fu profondamente apprezzato ed eseguito in diverse occasioni successive.3LUCIANO RAVASIO, Bütiga de antiquate. Storia della canzone bergamasca, Bergamo, Stamperia Stefanoni, 1985, p. 27 Fu tra i fondatori e tra gli animatori principali del Circolo Artistico Bergamasco tra il 1895 e il 1904.4Circolo Artistico Bergamasco. Centenario della fondazione 1895-1995, Ponteranica, Artigrafiche Mariani & Monti, 1995, pp. 3, 44
Morì a Bergamo nel 1916.
Luigi Logheder (Bellano, 1853 – Bergamo, 1915)
Cantore presso la Basilica di Santa Maria Maggiore da fanciullo e, successivamente, studente presso il Pio Istituto Musicale (frequentando le classi di canto sotto la guida di Forini, pianoforte con Petrali e Giovanni Bertuletti e composizione con Alessandro Nini tra il 1862 e il 1873), a partire dal 1880 intraprese la carriera direttoriale prima in Italia – dove ebbe modo di farsi conoscere anche come operista, proponendo la sua “Adello” presso il Teatro Fraschini di Pavia, il 10 maggio 1883 – e poi, insieme al compositore Antonio Carlos Gomes, in Brasile, dove riscosse grande successo: rimase nelle Americhe per circa 20 anni, rientrando a Bergamo nei primi anni del nuovo secolo. A partire dal 1913, Luigi Logheder assunse la direzione del Corpo Musicale “Elia Astori” di Nese (frazione del comune di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo), probabilmente fino alla morte.5MARIO FILUGELLI, CRISTIAN MANZONI, A cavallo di tre secoli – Il Corpo Musicale “Elia Astori” di Nese dal 1881 ad oggi, Stamperia Gorle, 2021, pp. 154-155. Logheder fu sicuramente in contatto precedentemente con il fondatore del Corpo Musicale, Elia Astori: risale infatti al 20 luglio 1908 una “Marcia Presidenziale” (la cui riduzione per pianoforte manoscritta è conservata presso l’archivio del Corpo Musicale), espressamente dedicata al nobile Astori.
Fu autore di numerosi ballabili per pianoforte, pubblicati a partire dagli anni ’70 dagli editori milanesi Lucca e Vismara (ricordiamo, ad esempio, i “Quattro pezzi da sala”, degni rappresentanti di questo genere), oltre ad una “Ode funebre” dedicata al suo maestro di composizione Alessandro Nini, pubblicata nel 1881.6“In morte del cav.re Alessandro Nini / Ode funebre per Pianoforte”, Milano. F. Lucca, [1881], n.l. 35993

(Milano, Domenico Vismara, n.l. 6550)
Alessandro Ferrari Paris (Bergamo, 1856 – 1929)
Studiò canto con Girolamo Forini, pianoforte con Giovanni Bertuletti e composizione con Alessandro Nini e Vincenzo Petrali nell’Istituto bergamasco tra il 1865 e il 1874. Tra il 1880 e il 1882 divenne insegnante di canto presso il Pio Istituto Musicale oltre a ricoprire, per un anno – probabilmente il 1882 – il ruolo di organista presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, mantenendo un ottimo rapporto con il proprio insegnante.7Citiamo, a tal proposito, il fatto che Petrali, durante l’inaugurazione dell’organo Locatelli realizzato per il Pio Istituto Musicale nel 1882, improvvisò un Ripieno in Re maggiore “dietro tema del distinto M. Aless[andro] Ferrari” («Gazzetta Provinciale di Bergamo», 12 settembre 1882) A partire dal 1883 divenne insegnante di pianoforte, organo, armonia e contrappunto al Liceo “Rossini” di Pesaro, affiancando lo stesso Petrali come collega, rimanendovi poi fino al pensionamento. Fu autore di diverse opere a carattere didattico: il suo metodo di Solfeggio cantato8Pubblicato a Milano da Fantuzzi, n.l. 1594 e una trascrizione didattica per arpa degli studi per pianoforte di J.B.Cramer9Pubblicata da Ricordi nel 1911, riscossero un notevole successo, venendo adottati all’interno dei conservatori italiani.
In merito all’ultima opera didattica qui menzionata, riportiamo le parole di elogio presentate nella recensione pubblicata sulla rivista «Ars et Labor»:
«I vecchi e reputatissimi studi del Cramer trovano nella trascrizione per arpa fatta dall’egregio Ferrari Paris un nuovo sfondo sul quale emergono fonti alterne di emozioni artistiche e di norme meccaniche»10«Ars et Labor», luglio 1911, anno 66, vol. II
Oltre ai contributi didattici, Ferrari Paris compose diverse pagine proprie: musica per pianoforte (tra cui ricordiamo la romanza Racconto triste), alcune composizioni per organo, composizioni cameristiche e per pianoforte e orchestra (Sensazione di calma): pagine dalle quali traspaiono perfettamente i forti legami con la tradizione del melodramma fin de siècle; musicò inoltre, intorno al 1892, alcuni testi dialettali di Ferdinando Tarenghi (Gigì te spuserò, La Zoentü l’è ü nìol, N’dé piö in America): le canzoni furono presentate al Concorso per la Canzone Lombarda indetta da Giulio Ricordi nello stesso anno.11Le tre composizioni sono conservate presso la Biblioteca Musicale “Gaetano Donizetti”, e furono riscoperte negli anni Settanta del secolo scorso dal cantautore e studioso dialettale Luciano Ravasio (LUCIANO RAVASIO, Bütiga de antiquare: storia della canzone bergamasca, Bergamo, Stamperia Stefanoni, 1985, pp. 19-24) In omaggio al suo insegnante Vincenzo Petrali, nel 1881 Alessandro Ferrari Paris compose una breve pagina – un Omaggio di stima – per coro di voci bianche e pianoforte, il cui manoscritto è conservato presso la Biblioteca “Gaetano Donizetti” di Bergamo12Bergamo, Biblioteca musicale Gaetano Donizetti, PREIS.654.11071, forse in occasione di una partenza imminente del proprio insegnante.
Francesco Manetta (Bergamo, 1857 – 1897)
Figlio dell’eccellente cantante attivo alla Corte di Russia Alessandro, prima di entrare nell’Istituto bergamasco in qualità di allievo della classe di pianoforte, organo e composizione sotto la guida di Vincenzo Petrali tra il 1876 e il 1877, Francesco Manetta studiò privatamente con Giuseppe Serighelli, il quale lo introdusse agli ambienti della borghesia cittadina (aspetto testimoniato da una sua esibizione, nel luglio 1879, alle Terme di San Pellegrino).13PIERLUIGI FORCELLA, Il pianoforte a Bergamo da Mayr a Gavazzeni, Villa di Serio, Edizioni Villadiseriane, 2011, p. 180
Fu affermato compositore di musica sacra, organista presso la Basilica di Sant’Alessandro in Colonna a Bergamo, collaudatore di diversi organi nel bergamasco, nonché insegnante di pianoforte presso il Collegio Vescovile di Celana a Caprino Bergamasco (per quest’ultimo istituto compose l’Inno collegiale, su testo del prof. sac. Egidio Gambaresi14Pubblicato dall’editore milanese Vismara (n.l. 8368)).
Nel 1895 fu tra i soci fondatori del Circolo Artistico “Palma il Vecchio”, del quale fu l’anima musicale fino alla sua prematura morte, avvenuta due anni dopo.
Fu autore di composizioni sacre oltre di un brano pianistico dalle evidenti reminiscenze teatrali, ovvero un Divertimento per pianoforte, per la sola mano sinistra sulla Sonnambula, basato sul tema del quintetto dall’Atto I “D’un pensiero e d’un accento” del capolavoro belliniano.
Napoleone Maffezzoli (Bergamo, 1860 – 1932)
Tra i migliori allievi di Petrali al Pio Istituto Musicale va ricordato Napoleone Maffezzoli. Dopo gli studi bergamaschi (oltre a Petrali, studiò con Nini e Bertuletti, tra il 1866 e il 1873) intraprese un’importante carriera come direttore d’orchestra, inizialmente a Bergamo, poi in Australia per dirigersi infine, nel 1886, in Sud America, nei teatri di Rio de Janeiro, Montevideo, Buenos Aires, Rosario e Plata.
Dopo una lunga tournée europea, venne inviato al Cairo, dove propose il suo primo titolo operistico, Raffaello Sanzio, a cui seguirono successivamente altre sette opere: Bianca Cappello e il ballo Arte e amore (1900), Francesca da Rimini (1903), Anime gemelle (1905), Daniella (1908), L’Addio di Schubert.15PIERLUIGI FORCELLA, Opere e operette a Bergamo, Villa di Serio, Edizioni Villadiseriane, 2002, p. 46-47
Oltre alla vasta produzione operistica, Maffezzoli fu autore di diverse pagine per pianoforte – la maggior parte di essi ballabili nel chiaro stile del tempo, come la gavotta Edelweiss o il valzer Tra cielo e mar – oltre a brani di carattere come l’Impromptu per orchestra, trascritto per pianoforte dall’autore stesso e dedicato al Presidente della Repubblica del Perù, Josè Pardo, composto e pubblicato a Lima nel 1916.16FORCELLA (2011), p. 111
Emilio Pizzi (Verona, 1860 – Milano, 1940)

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Nato a Verona da una famiglia bergamasca, all’età di nove anni iniziò a frequentare le lezioni presso il Pio Istituto Musicale di Bergamo (fino al 1881), studiando pianoforte con Vincenzo Petrali, contrappunto con Alessandro Nini e composizione con Matteo Salvi. Tra il 1881 e il 1884 proseguì – e concluse – i suoi studi a Milano, perfezionandosi con Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli: fu proprio durante gli anni milanesi che ebbe modo di conoscere due giovani musicisti – allora ancora studenti – ovvero Pietro Mascagni e Giacomo Puccini, rimanendo a loro legato per tutta la vita. Nel 1885 vinse il concorso Bonetti con la sua prima opera Lina, per poi collezionare altri importanti successi sia nella musica da camera che in quella operistica (il primo grande successo risale infatti al 1889, con la sua seconda opera, William Ratcliff, rappresentata a Bologna). Contemporaneamente ai primi successi sul suolo nazionale, Pizzi intraprese un’importante carriera come pianista accompagnatore della celebre cantante Adelina Patti tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, riscuotendo anche nei paesi anglofoni un ottimo successo come compositore.
Ritornato a Bergamo nel 1897, fu nominato prima maestro di cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore e poi direttore dell’Istituto Musicale – intitolato a Gaetano Donizetti a partire da quell’anno, in occasione del centenario dalla nascita. Dopo diverse peregrinazioni ancora per l’Europa, negli ultimi anni si ritirò presso la propria residenza a Villa Rosalba in località Vetta di San Pellegrino Terme, componendo pagine per diletto.
Il repertorio composto da Emilio Pizzi è estremamente variegato per natura e per genialità creativa: oltre ai numerosi titoli operistici – alcuni dei quali accennati in precedenza – compose diverse pagine sacre per il servizio liturgico della Basilica di Santa Maria Maggiore, musica vocale di carattere popolare17Si ricorda, ad esempio, la celebre canzone in dialetto bergamasco La Cansù de la Polenta, su testo del poeta vernacolo bergamasco Giacinto Gambirasio. oltre a diverse composizioni sinfoniche, da camera e pianistiche. In merito a quest’ultimo repertorio, merita una menzione particolare l’Elegia sulla tomba di Amilcare Ponchielli, composta nel 1886. Il musicologo Pierluigi Forcella così la descrive:
È un omaggio musicale dell’allievo al venerato maestro che si avvale di una cupa introduzione di carattere orchestrale; a ciò fa seguito una serie di citazioni di temi di opere del maestro cremonese, magistralmente collegati fra di loro.18FORCELLA (2011), p. 113
L’aspetto interessante, in questa pagina, risiede nel fatto che una medesima composizione, con il medesimo titolo e per la medesima destinazione strumentale, fu composta proprio da Petrali nel medesimo anno: diversamente da Emilio Pizzi il maestro cremasco non ricorre al citazionismo, esprimendo il cordoglio tramite sonorità cupe di chiara derivazione orchestrale.
Alfonso Bettinelli (Bergamo, 1864 – 1957)
Allievo, tra il 1877 e il 1884, di Vincenzo Petrali e di Arturo Vanbianchi presso il Pio Istituto Musicale, agli inizi della sua carriera fu attivo come direttore d’orchestra tra il Piemonte e la Dalmazia, per poi trasferirsi definitivamente a Bergamo, dove fu organista in diverse parrocchie del territorio, tra cui Palazzolo sull’Oglio, Gazzaniga (dove fu anche insegnante di musica delle scuole elementari del Cotonificio Bellora, direttore della banda locale a partire dal 1897, nonché direttore della Corale Polifonica a partire dal 1906, rimanendovi per circa 30 anni), Bergamo (come organista presso la parrocchia di Santa Caterina), nonché organista titolare della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo (a partire dal 1929), collaborando con il maestro di cappella Agostino Donini.
In diverse occasioni fu chiamato a prestare servizio sempre in qualità di organista a Clusone (nel 1900) e Desenzano al Serio (negli anni 1902, 1903, 1908 e 1909). Fu inoltre direttore della banda di Sarnico tra il 1890 e il 1914 e di quella di Ponte Nossa oltre a quella, già citata, di Gazzaniga.
Sempre in qualità di organista fu spesso chiamato come collaudatore: in particolare, si ricorda il collaudo della riforma degli organari Cornolti e Piccinelli all’organo Locatelli 1886 di Chignolo d’Isola, avvenuto il 26 dicembre 1924.
Fu autore di diverse composizioni per vari generi e organici, spaziando dal repertorio sacro a quello cameristico, incluso quello per banda. Molte delle sue composizioni sono conservate nell’archivio della Corale Polifonica di Gazzaniga “Aquilino Belotti”.
Alessandro Marinelli (Bergamo, 1865 – 1851)
Tra i più importanti allievi di Vincenzo Petrali spicca sicuramente Alessandro Marinelli, figura di grande spessore per la musica e la cultura bergamasca.
Allievo dell’Istituto bergamasco tra il 1874 e 1882, ebbe modo di studiare pianoforte con Amos Citerio, organo con Petrali, armonia e contrappunto con Vanbianchi, distinguendosi principalmente come pianista. Come il suo compagno di studi Pizzi anche Marinelli, terminato il primo percorso bergamasco, proseguì al Conservatorio di Milano studiando contrappunto con Cesare Dominiceti e composizione con Amilcare Ponchielli.
Le prime esibizioni, a Bergamo, riscossero un ottimo successo, come indicato da un articolo de «L’Eco di Bergamo»:
“[Alessandro Marinelli] è ormai padrone dello strumento e le sue mani passano leggere e rapide sopra la tastiera da non credere che chi suona sia un vecchio pianista”19«L’Eco di Bergamo», 31 agosto 1882
Nel 1895 fu tra i fondatori del “Circolo Artistico Palma il Vecchio”, ricoprendo il ruolo di pianista, collaboratore e organizzatore musicale fino al 1935, dando la possibilità a giovani e talentuosi musicisti bergamaschi di esibirsi. Nel 1904 fu tra i soci fondatori della nuova “Società del Quartetto” – erede di quella istituita trent’anni prima da Petrali – insieme ad altri autorevoli personalità musicali del contesto bergamasco, che trovò subito sede presso il Salone “Alfredo Piatti”, in via San Salvatore. Oltre all’impegno organizzativo e concertistico, fu insegnante di pianoforte presso il Pio Istituto Musicale ‘Gaetano Donizetti’ dando vita ad una vera e propria “scuola pianistica bergamasca”20Ecco alcuni nomi degli allievi di Alessandro Marinelli: Giuseppe Conca, Giulio Setti, Mario Frigerio, Candido Ghisalberti, Pietro Dentella, Daniele Maffeis, Achille Bedini, Vittorino Moratti, Luigi Cornago, Alessandro Ravelli, Edoardo Berlendis., insieme al notevole impegno come organista presso la Basilica di Santa Maria Maggiore (ruolo che ricoprì per quarant’anni, dal 1883 al 1924).
Marinelli fu una figura di primo piano anche a livello di critica musicale: i suoi scritti fecero infatti la comparsa, in modo continuativo, sulla «Rivista di Bergamo» tra il 1920 e il 1942, presentando le variegate iniziative musicali sul suolo bergamasco.21Per approfondire maggiormente questo aspetto della produzione di Marinelli, si segnala il volume del musicologo bergamasco MARCO MAISANO, Fantasie e fuga, Centro Studi Valle Imagna, 2010
In ultimo, ma non per importanza, è importante segnalare il suo operato come compositore: pagine per orchestra, composizioni sacre, diverse liriche per voce e pianoforte oltre a molti pezzi per organo.22Alcuni brani per organo, inediti, sono stati recentemente individuati presso l’abitazione del compositore Daniele Maffeis (allievo di Marinelli) a Gazzaniga.
Allievi del Liceo Musicale “Gioacchino Rossini” a Pesaro (1882-1889)

(su gentile segnalazione di Anthea Grasselli e Lorenzo Antinori)
Gaetano Baccelli (Ancona, 1851 – 1931)

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Intraprende gli studi musicali a Pesaro sotto la guida di Carlo Pedrotti e Vincenzo Petrali (allievo di pianoforte nell’anno 1883-84), diplomandosi in composizione nel 1887.
Dal 1900 al 1901 e poi nel 1906 fu direttore della banda di Polverigi (Ancona).
Fu compositore di alcune pagine bandistiche, tra cui ricordiamo le due mazurke Ai bagni e Ernestina (quest’ultima dedicata all’amico Sertorio Cammaresi).23MARINO ANESA, Dizionario della musica italiana per banda, Bergamo, Associazione Bergamasca Bande Musicali, 2004, p. 48
Alfredo Leotardi (Matelica, 1862 – 1935)
Studia Armonia con Marcello Serafino e successivamente con Petrali (anno 1884-1885) e Pedrotti al Liceo “Rossini”.
Fu attivo come maestro di banda ed organista a San Marcello (Ancona), a Pausula (oggi Corridonia, in provincia di Macerata), Pollenza e Tolentino. A partire dal 1888 risulta membro in qualità di compositore dell’Accademia Filarmonica di Bologna.24ANESA (2004), p. 521
Alessandro Filipponi (Jesi, 1867 – dopo il 1900)

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Intraprese gli studi musicali a Pesaro (divenendo allievo di Petrali tra il 1887 e il 1888 nella classe di pianoforte e organo, proseguendo poi sotto la guida di Vanbianchi25«L’Organo», Brescia, Pàtron Editore, 1960, p. 211), per poi dedicarsi all’insegnamento in diverse città d’Italia alla direzione d’orchestra e di banda (ad esempio, la Scuola Comunale di Musica di Spoleto, nella cui città fu anche organista del Duomo tra il 1898 e il 1900,26ALCESTE INNOCENZI, Il fondo musicale del Duomo di Spoleto: sintesi cronologica e nuovi dati, Quaderno n°5, Archidiocesi di Spoleto – Norcia, 2007, p. 88 oltre che direttore del corpo musicale cittadino).
Fu anche valente compositore e scrisse musica di varia natura, tra le quali ricordiamo la composizione Le lodi delle creature, su testo di San Francesco d’Assisi. Di Petrali, Filipponi ricorderà l’estro improvvisativo innato:
«E noi fortunati se le sue improvvisazioni si fossero potute fissare colla medesima celerità del suo genio»27LAVINIA CONTINI, RUGGERO FRASSON, Vincenzo Petrali “Principe degli Organisti”, in «Insula Fulcheria», XXXVII, Vol.2, Crema, 2007, p. 172

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Virginia Mariani Campolieti (Genova, 1869 – Milano, 1941)
Studiò nella classe di pianoforte di Vincenzo Petrali (anno 1883-84 e 1884-85, continuando poi i propri studi fino al 1892), oltre a quelle di composizione (con Pedrotti), di canto (con Bercanovich), arpa e fagotto. Durante gli anni di studio con Petrali ebbe modo di esibirsi come pianista proponendo alcune composizioni (il 23 agosto 1885, eseguendo la Toccata di Stefano Golinelli; il 30 agosto 1885, eseguendo la Marcia eroica di Camille Saint-Saëns per due pianoforti, insieme ad Attilio Padovin).
Fu anche compositrice: nel 1892, al termine degli studi al “Rossini’” vinse il premio Bodojra con una cantata composta su testo dell’insegnante di letteratura del Liceo, Antonio Boschini, mentre durante la sua vita fu autrice di diverse pagine cameristiche, tra le quali si ricordano: una raccolta di Composizioni per organo (Versetti, Preludio e Postludio);28Annesso al Periodico «Musca Sacra» n. 6, 1893, Milano, Calcografia di Musica Sacra, [1893] Dal sogno alla vita (melodramma in tre atti, libretto di Fulvio Fulgonio);29Milano, Tipografia Alessandro Gattinoni, 1898. Bionda larva, romanza per voce e pianoforte (testo di Enrico Golisciani)30Torino, G. Borriero, n.l. 412 dedicata al professor Gualfardo Bercanovich, docente di canto al Liceo “Rossini”; Inno dei minatori per l’inaugurazione del traforo del Sempione, per coro e pianoforte (testo di Nicola Maria Campolieti); Ave Maria per voce e pianoforte.
Nel 1899 diresse, al Politeama Genovese, il suo melodramma Dal sogno alla vita (libretto di Fulvio Fulgonio).

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Fulgenzio Guerrieri (Fermo, 1870 – Los Angeles, 1938)
Nato a Fermo, fu allievo al Liceo “Rossini” di Pesaro di Vincenzo Petrali (Armonia, Contrappunto e Composizione nell’anno 1886 – 87, ricevendo per quell’annualità un premio), per poi intraprendere la carriera direttoriale e compositiva tra l’Italia e poi, definitivamente, trasferendosi negli Stati Uniti, affiancando l’attività di direttore operista a quella dell’insegnamento, oltre a proseguire l’attività compositiva.
Guerrieri, fin dagli anni di studio a Pesaro, fu apprezzato come compositore: ebbe infatti modo di proporre al pubblico, durante un saggio organizzato la sera del 24 agosto 1887, un “Preludio sinfonico” per orchestra.
Secondo la critica non fu una composizione dotata di una straordinaria creatività, ma fu un ottimo contributo di partenza per l’arte compositiva del giovane musicista:
“Sono riusciti bene […] Un Preludio sinfonico ha scritto pure l’allievo Fulgenzio Guerrieri della classe Petrali. Questo lavoro, un po’ meno diluito e scolastico nella parte sua media, nello sviluppo dei temi, meno ripetuto il primo tema, tolta qualche modalità comune, con una condotta più concisa, avrebbe avuto più spiccato il vantaggio d’alcune buone idee che, condensate, acquisterebbero in plasticità e forza. L’istrumentazione ha momenti pensati, interessanti, ma nella chiusa v’ha, in mezzo al fracasso dell’orchestra, lo scapito dell’idea musicale. Del suo prima lavoro questo ho voluto sinceramente dire a un giovine che però, è osservatore studioso e merita franchezza e stima. Il pubblico applaudi il Preludio del bravo Guerrieri”.31«Gazzetta Musicale di Milano», 4 settembre 1887
Nel 1900 Guerrieri riuscì ad imporsi in ambito compositivo, vincendo il primo premio del concorso Bodojra del Liceo Musicale ‘Rossini’, con un Inno a Rossini su testo del pesarese Giuseppe Picciola.
Alessandro Peroni (Mondavio, 1874 – Milano, 1964)
Apprese i primi rudimenti musicali dai genitori, per poi proseguire lo studio del pianoforte e dell’armonia al Liceo “Rossini” sotto la guida di Vincenzo Petrali (tra il 1885 e il 1888, ricevendo inoltre diverse menzioni e premi) oltre che Carlo Pedrotti, Arturo Vanbianchi e Mario Vitali.
Nel corso della sua carriera fu direttore di banda (a S. Vito al Tagliamento, nel 1895, e a Gallarate nel 1896), compositore – definito “finissimo ed elegante” – autore di molte pagine per pianoforte, organo, opere liriche, cori, pezzi per orchestra, oltre ad essere attivo come insegnante presso l’Istituto Musicale “Venturi” di Brescia e maestro di coro nelle scuole elementari.
Nel 1906 lasciò Brescia per assumere la direzione dell’Istituto Musicale “Frescobaldi” di Ferrara, operando poi a Pesaro, Fano e a Cagliari, dove fondò l’Istituto Musicale ed entrò a far parte del “Trio Cagliaritano”32GIAN NICOLA VESSIA, MARCO ROSSI, Le Firme dell’organo, Bergamo, Edizioni Carrara, 2003, pp. 314-315, ricoprendo contemporaneamente l’incarico di direttore della ‘Biblioteca dei Corpi di Musica’ presso Casa Ricordi a Milano.
Mezio Agostini (Fano, 1875 – 1944)
Nato a Fano, studiò pianoforte presso al Liceo Musicale “Rossini” di Pesaro inizialmente sotto la guida di Vincenzo Petrali (tra il 1885 e il 1888), per poi proseguire con Arturo Vanbianchi e Mario Vitali (con il quale concluse il percorso nel 1894), affiancando lo studio pianistico a quello della composizione con Carlo Pedrotti. Nel corso della sua carriera fu attivo principalmente come direttore d’orchestra, come pianista (esibendosi spesso in trio con il violinista Mario Corti e il violoncellista Gilberto Crepax) e come compositore, ricevendo diverse lodi: nel 1904, ad esempio, vinse il primo premio al concorso di Parigi indetto dal periodico “Musica” (tra i membri della giuria segnaliamo Claude Debussy e Paul Dukas) con un Trio in fa maggiore.33«Ars et Labor», No. 2, Febbraio 1904, p. 77
Convocato da Pietro Mascagni, a partire dal 1900 prese la cattedra di armonia al Liceo pesarese, per poi succedere alla direzione di Ermanno Wolf-Ferrari del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia (incarico che manterrà fino al 1940).
Oltre a diverse composizioni da camera, Agostini fu autore di diverse opere liriche: Jovo e Maria (1896), Il Cavaliere del sogno (1897), La penna d’Airone (1898), Alcibiade (1902), America (1904), L’Ombra (1907), L’Agnello del sogno (1928), La figlia del navarca (1938), Lisa pazza per amore (1941). Agostini era così legato alla figura di Petrali che, alla morte di costui, compose in sua memoria un Preludio per organo all’interno di una raccolta di composizioni dedicate al “Principe degli Organisti”,34“Omaggio a Vincenzo Petrali / Album di Composizioni per Organo”, Milano, Giudici e Strada, n.l. 22804 pubblicata da Giudici e Strada nel 1911.
Gaetano Fraccaroli (Parona, ? – ?)
Fu allievo di Petrali nella classe di pianoforte nell’anno 1883-84, in seguito di Pedrotti per il contrappunto (anno 1884-85), ed infine nuovamente allievo di Petrali nella classe di organo dall’anno 1887-88 (per poi diplomarsi l’anno seguente in organo) e nel corso di Istrumentazione per banda (1888-89).
Lo sappiamo inoltre protagonista di alcune esibizioni all’organo (24 agosto 1887, eseguendo Ave Maria di Charles Gounod; 26 agosto 1888, eseguendo una Marcia Religiosa sopra un tema di Händel di Alexandre Guilmant; 7 agosto 1889 eseguendo il primo tempo dal Concerto no. 6 di Händel e la Fanfara di Lemmes; infine il 18 agosto 1889 eseguendo una non meglio precisata Suonata di Petrali).
Durante gli anni di studio a Pesaro, Fraccaroli ebbe inoltre modo di presentare delle sue composizioni: Andante patetico, presentata il 7 agosto 1889 come prova d’esame finale, e Salve Regina per coro e orchestra, presentata il 14 agosto del medesimo anno.
Brigida Boschini (Pesaro, ? – ?)
Allieva di pianoforte di Petrali tra il 1884 e il 1886, ricevette in entrambe le annualità dei riconoscimenti per la sua bravura.
Giuseppe Cioccoli (? – ?)

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Originario di Agugliano, nell’anconetano, fu allievo di Petrali nella classe d’istromentazione per banda ed ottenne la menzione di primo grado negli esami dell’anno scolastico 1886-1887.

Dedica di Giuseppe Cioccoli a Vincenzo Petrali
(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Guglielmo Corradi (Recanati, ? – dopo il 1910)
Allievo di pianoforte di Petrali (anno 1887-88, ricevendo in quella annualità un riconoscimento), esercitò nel corso della sua vita la professione di giudice.35Archivio Storico per le province napoletane, Vol. 35, Napoli, Stab. Tip. Luigi Pierro e figlio, 1910, p. 14.
Giuseppe Mariotti (? – ?)

(Bergamo, Archivio Privato Eredi Petrali-Cicognara, digitalizzazione a cura di Diego Ambrosioni)
Originario di Senigallia, fu allievo di Petrali nella classe di armonia ed ottenne la menzione di secondo grado negli esami annuali del biennio 1886-1887; inoltre fu allievo del Nostro nella classe d’istromentazione per banda, dove ottenne la menzione di primo grado negli esami dell’anno scolastico 1887-1888.
Attilio Padovin (Venezia, ? – ?)
Fu allievo della classe di pianoforte (anno 1884-85) ed organo (1885-86) di Vincenzo Petrali, ricevendo per entrambe le annualità diversi premi.
Sono testimoniate diverse esecuzioni: per quanto riguarda il pianoforte, il 23 agosto del 1885 si esibì come pianista nell’Andante dal Quintetto in Mib [op. 16] di Beethoven, il 26 agosto dello stesso anno eseguì una non meglio specificata Polacca di Chopin, concludendo il 30 agosto con la Marcia eroica di Saint-Saëns per due pianoforti (insieme a Virginia Mariani).
In ambito organistico si esibì nella Rapsodia per organo di Saint-Saëns e della Marcia Religiosa di Petrali (per l’esame di licenza il 16 agosto 1886), ricevendo apprezzamenti dalla critica:
“[…] Attilio Padovin (organo, classe Petrali) si rivelò maestro nell’arte di suonatore d’organo. Col suo ingegno musicale e sotto la direzione del Petrali non poteva essere altrimenti. Egli eseguì una Rapsodia di Saint-Saëns ed una Marcia religiosa di Petrali, composizioni serie e difficili, degne dell’abilità dello scolaro e della scuola del maestro. Il pubblico lo acclamò ripetutamente”.36«Gazzetta musicale di Milano», 29 agosto 1886
Le esibizioni di Padovin proseguirono il 22 agosto 1886 con vari brani, tra cui l’Allegretto campestre di Petrali, riscuotendo anche in questa sede apprezzamenti:“[…] il signor Attilio Padovin ci fece sentire colla sua solita finezza e bravura d’interpretazione sull’organo un Allegretto campestre del Petrali.”37Ibidem
Alcuni allievi privati di Vincenzo Petrali
Maria Anna Agliardi (Bergamo, 1858 – 1914)
Fu probabilmente allieva privata di pianoforte di Vincenzo Petrali in quanto, in occasione delle sue nozze con il conte Cesare Camozzi-Vertova, avvenute il 29 novembre 1876, il compositore cremasco dedicò a lei una propria composizione pianistica, un Capriccio in si minore38Pubblicato da Giovanni Martinenghi, n.l. 7135, recante sull’intestazione: “Per le Auspicate Nozze / dell’Illustrissima Signora / Agliardi Contessa Maria / coll’Egregio Signore / Camozzi – Vertova Nobile Cesare […] Il Maestro della Fidanzata / Vincenzo Petrali”.39Purtroppo non vi sono, al momento, ulteriori informazioni in merito al rapporto tra Maria Agliardi e Petrali (ringrazio, per le informazioni individuate, il prof. Ottavio De Carli).

(Milano, Giovanni Martinenghi, n.l. 7135)
Giuseppe Ronzoni (Bergamo, 1849/50 – dopo il 1907)40Le informazioni in merito alla nascita di Ronzoni sono ricavate dall’Atto di nascita del figlio Emerico Giuseppe, nato nell’abitazione della famiglia a Bergamo in via Borfuro 1056 il 30 dicembre 1875 (Archivio di Stato di Bergamo, Registro degli atti di nascita, 1876, n°4).
Pianista, fu probabilmente allievo privato di pianoforte di Petrali a Bergamo sul finire degli anni ’60 in quanto, in occasione del matrimonio tra il cremasco e Carolina Cicognara (il 20 marzo 1883) dedicò una propria composizione – il Valzer “Imeneo” – scritto “Nel lieto giorno delle faustissime nozze del chiarissimo professore e maestro Sig.r cav. Vincenzo Petrali / il riconoscente allievo Giuseppe Ronzoni in segno della più viva esultanza e sincera gratitudine questo tenue lavoro dedica”.41Pesaro, Biblioteca del Conservatorio di Musica Gioachino Rossini
Visse ed operò nel territorio bergamasco, in particolare a Pontida – dove nel 1907 è indicato come organista presso la parrocchia di San Giacomo Maggiore42Tale testimonianza proviene dalla Visita Pastorale di Mons. Radini Tedeschi svoltasi il 15 febbraio 1907 a Pontida, nella quale viene indicato Ronzoni come organista “buono per maestria e moralità” ed in grado di suonare “con melodie posate, gravi e maestose a norma delle previsioni pontificie e diocesane” (GIOSUÈ BERBENNI, Regesto del Questionario riguardante l’organo e il canto sacro inviato ai parroci nel 1905 dal vescovo di Bergamo mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi in occasione della visita pastorale (1905-1909), p. 110, allegato CD al volume La riforma dell’organo classico, 2021) – intessendo legami con importanti famiglie del territorio a livello musicale: risale infatti all’8 luglio 1903 una sua seconda composizione pianistica – dal titolo Pulka Elisa – e dedicata alla contessa Elisa Ponti Sottocasa (Bergamo, 1838 – Vimercate, 1904) in occasione del suo onomastico.43Il manoscritto della composizione è conservato presso l’Archivio Storico “Villa Elisa” E.T.S, a Pontida, situato poco distante ove sorge la villa estiva della famiglia Sottocasa Ponti (ringrazio il presidente Pierluigi Locatelli per la segnalazione e la disponibilità in merito).
Giuseppe Savoldelli “Vanoli” (Clusone, 1858-1938)
Il musicologo bergamasco Marino Anesa lo indica come allievo di Petrali, senza però definirne il periodo:44MARINO ANESA, Musica a Clusone – Bande, contrappunti e organisti, Clusone, Ferrari Edizioni, 1998, p. 140 certo è il fatto che il suo nominativo non risulta nell’elenco degli allievi del Pio Istituto Musicale redatto da Guido Zavadini nel 1928.
Fu principalmente attivo nell’Alta Valle Seriana, in particolare nella sua città natale (dove ricoprì per un certo periodo il ruolo di organista, insieme a Luigi Lattuada, della Basilica fino agli anni ’30 del Novecento) e a Gromo (come primo direttore del Corpo Musicale).
Insieme all’attività di organista, di interesse sono le composizioni sacre conservate presso l’archivio della Banda cittadina di Clusone, concepite per le funzioni dei Contrappunti, come i brani Cor Arca (per voci, fiati e organo), Litanie e Agnus Dei (per voci, fiati e organo, datato 1887), Pange lingua (per due tenori, basso, fiati e organo); oltre ad alcune pagine per complessi bandistici (tra cui la Marcia Gromo).
Giorgio Gaudenzio Giumarra (Ragusa Ibla, 1866 – 1942)
Fu probabilmente allievo di Petrali (organo) a Bergamo durante il servizio militare da lui svolto presso la Caserma Montelungo: il suo nominativo non figura però tra gli allievi dell’Istituto Musicale “Donizetti”, quindi fu forse studente privato del cremasco.
A Bergamo, Giumarra ebbe modo di entrare in contatto ed accostarsi alla casa organaria Serassi (in modo particolare con Ferdinando) divenendo in breve intelligente e stimato organaro, al punto da condurre, a Modica Alta dal 1885 al 1889 insieme a Casimiro Allieri, una succursale della ditta fratelli Serassi, costruendo diversi strumenti di varia dimensione (S. Teresa, S. Giacomo e S. Giorgio in Modica45Curò, inoltre, una descrizione tecnica (risalente al 1920) dell’Organum Maximum di Ragusa Ibla (RG), costruito da Casimiro Allieri e Ferdinando Serassi nel 1881-82 (MIRO ALLIERI, Il Casimiro. Profilo inedito dell’organaro Casimiro Allieri, Cagliari, Aipsa Edizioni, 2000, p. 179)), tutti di impostazione marcatamente serassiana.
La sua fama di tecnico valente e di studioso attento lo portò a partecipare a numerosi congressi sull’arte organaria a Milano e in Germania (1901), dove ebbe modo di illustrare alcune sue invenzioni sulle trasmissioni meccanica e pneumatica, oltreché sulla tecnica dell’intonazione.46SALVATORE APPIANO, Gli organi della Diocesi di Ragusa, Ragusa, CI.DI.BI., 1993, pp. 10-11
Manfredo Arici (Schilpario?, 1837 – dopo il 1907)
Esercente minerario nel territorio di Santa Barbara a Schilpario alla fine degli anni ’9047Studio sulle condizioni dell’industria siderurgica in Lombardia, Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Roma, Tipografia nazionale di G. Bertero, 1899, p. 6, n°28, è menzionato come organista della parrocchiale di Sant’Antonio (sempre a Schilpario), e indicato come “uscito dalla scuola del celebre Petrali” nella Visita Pastorale di mons. Radini Tedeschi del 4 luglio 1907:48Dell’organista “si ignora se abbia titoli” comprovanti la sua attività, ma nel compenso è così indicato il suo modo di accompagnare le funzioni liturgiche “In generale è suonato in modo, se non strettamente liturgico, pure abbastanza grave e posato, e vengono escluse le melodie troppo profane” (GIOSUÈ BERBENNI, Regesto del Questionario riguardante l’organo e il canto sacro inviato ai parroci nel 1905 dal vescovo di Bergamo mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi in occasione della visita pastorale (1905-1909), 2021, p. 128) attualmente è sconosciuto, però, il luogo e il periodo di studio svoltosi con il cremasco.
04/03/2026
NOTE